mercoledì 6 dicembre 2017

Il mio personale “Ham-Romanticismo”

Quel che scrivo credo possa far storcere il naso a certi radio-utenti, ma come sempre, ribadisco che non devo vendere nulla, né, quantomeno, vendere me stesso, e quindi mi fa piacere esporre la mia particolare visione dell'attività Ham.

Accendere un ricevitore e ascoltarne il fruscio di fondo, specie se dovuto a valvole (vacuum tubes), in una fredda sera d'inverno o in un piovoso pomeriggio d'autunno, e da quel fruscio estrarne un segnale in CW flebile e tremolante, affetto da QSB, carpire il nome, il QTH, e magari le condizioni di trasmissione, tutto questo ha un fascino, un romantico affascinante modo di prendermi l'animo e farmi sognare, mandarmi in cielo a “vedere” quell'onda che rimbalza dalla ionosfera o al di là dell'orizzonte a “vedere” il segnale partire dal TX del corrispondente.
Usare le cuffie e regolare le manopole del mio RX, magari il notch per eliminare del fruscio e cercare di ascoltare meglio il segnale, regolare il passband, insomma cercare di “estrarre” le parole, seppure in quel linguaggio strano per tanti che è il Morse, è una cosa unica, un qualcosa che è assai difficile rendere a parole.
Ma altresì mandare in aria un CQ, mentre fuori fa freddo, mentre è buio e tu senti come se quella chiamata prendesse il volo e nella notte andasse a posarsi sull'antenna di chi sa chi, ovvero percepire in cuffia quei segnali così tremolanti e affetti da eco, perché provengono da parti del mondo quasi a 180°, come Vladivostok, il Giappone, o la West Coast USA, o la Nuova Zelanda, anche questo è qualcosa che ha un alone romantico e suggestivo che poco ha a che fare con la ragione, ma molto con i sentimenti, con le emozioni.
Osservare quelle foto di stazioni Ham con luce fioca, valvole accese che brillano o quell'azzurrino che si vede quando la RF viene emessa dalla finale del PA, scrivanie con matita e foglio del log vicino al bug o al tasto verticale, o ATU dove le bobine sono avvolte in ari, di un bel rame grosso e l'antenna attaccata con dei bei coccodrilli alle boccole, magari isolate in porcellana, è anche questo parte di quel mondo romantico che amo sognare e di cui nutro la mia anima di Radioamatore, di OM, di appassionato di Radio, prescindendo dalla preparazione tecnica o meno.


Tutto questo non ha nulla a che fare con uno schermo di PC agendo dalla cui tastiera si sa subito al volo da QRZ.COM, il nome e quant'altro del corrispondente, nulla a che fare con frontali di apparati densi di tasti su cui agire per settare vari menù, o tavoli in cui stazioni ben lucide e portate a nuovo, magari costosissimi Collins, ordinati e in fila, completi di altoparlanti e alimentatori dedicati o anche amplificatori, fanno mostra di se stessi e orgoglio e vanto del proprietario.
No, per me, parlo per me, umile e solo e singolo, per me tutto questo non si sposa con l'idea del RadioAppassionato, del RadioDilettante, che può anche essere un ingegnere coi controc…, o uno scienziato brillante, o un professionista di qualsiasi ramo, o un lavoratore brillante nel suo settore, o un uomo qualsiasi, nulla!
Questo ha a che fare con il “sentire” quel qualcosa, avvertire un “aura” che deriva non so nemmeno io da cosa, ma che avverto negli scritti di certi OM e che assolutamente non avverto in scritti perfetti di tanti altri.
Per fare un W9BRD è un figlio d'arte, l'essere OM gli deriva da una famiglia alle spalle, ma lui incarna questo tipo di OM. Un tecnico, un appassionato, qualcuno che nei suoi scritti, forse senza nemmeno saperlo, aggiunge quel valore aggiunto di cui ho detto ora.
Ma altrettanto colgo in certe pagine che raccontano di momenti di vita in mare, scritti da un amico purtroppo ora SK, Adolfo, IK1DQW e che per fortuna sono ormai immortalate su web.


Il Romanticismo che Foscolo avvertiva in certi gesti da compiere e cose da vivere e che gli fecero scrivere versi unici, all'indirizzo di Napoleone, per poi doversi ricredere, deluso. Quel romanticismo che animava anche un uomo fin troppo esteriore come D'Annunzio, ma che sapeva cogliere dei frammenti di qualcosa dato dalla Natura, come certe piogge nel Pineto, o Carducci che vedeva la nebbia salire nella pioviggine. Tutto questo può apparire azzardato ed esagerato, direi anche ridicolo, me ne rendo conto bene, ma mi spiace, è quel che provo di fronte ad una radio, mentre ne ascolto il fruscio, di fronte ad un CQ flebile, in certi istanti, e ringrazio il Cielo di avere questa scemenza di sentimenti, perché questi mi rendono felice e ripagano di ogni delusione, cortocircuito, o mancato QSO, perché rimane quell'aria, quell'aurea, quel sentire. 




Per me questa è la Radio !


Il “mio” senso delle valvole (non affatto vintage)


Si parla e si pensa, tra amici, con se stessi, insomma, la testa non sta ferma (grazie al Cielo) e produce idee e considerazioni e soluzioni a problemi in ballo (ad esempio un trasmettitore QRP per l'SKN attualmente in cantiere) e poi metto nero su bianco.


Stavo pensando o meglio cercando di raccogliere le considerazioni di centinaia di email e varie conversazioni fatte con una piccola cricca di simili, su quale sia il senso, almeno il mio, o il nostro, oggi, anno 2017, nel imbarcarci nello studio, approfondimento teorico e poi costruzione di varie realizzazioni tecniche in campo Ham, fatte con valvole, ossia tubi a vuoto e ne è scaturito un quadro piacevole e per quel che mi riguarda affascinante e stimolante soprattutto.

Le valvole che sono state l'elemento attivo, sotto tante varianti, fino a tutti gli anni '60, oggi, dopo 50 anni sono rimaste confinate ad alcuni settori ben precisi e direi definiti che potrei così sintetizzare:
- appassionati dell'HiFi che giustamente ne apprezzano la capacità tutta inimitata ad oggi, di riprodurre suoni e melodie;
- appassionati di apparati di altre epoche, che siano gli inizi del '900, che siano epoche d'oro dell' Ham, quindi dagli anni '30 più o meno agli anni '70, apparati cosiddetti Vintage in cui vanno a confluire appassionati di restauro, ovvero collezionisti, o normali utenti che provano soddisfazione e gusto nell'usare apparati che magari erano solo dei sogni quando loro erano giovani senza i mezzi economici per permettersi, che so, una linea Drake C;
-appassionati di Radiotecnica che amano studiare, approfondire imparare e capire o esplorare le possibilità di circuiti alle volte anche abbandonati per l'improvviso arrivo dell'ondata immane che è stata ed è quella dello stato solido.

In questo gruppo di sicuro meno numeroso dei due precedenti, ma a mio avviso e per il mio gusto più appassionante, mi ritrovo io.
Trovo assai stimolante discutere e dialogare con OM sparsi qui e là in vari Paesi, Nord Europa, USA e limitrofi, e qualche sparuto isolato italico di problematiche relative ad esempio a regen detector ed alle loro prestazioni che non si è realmente mai esplorato quanto possano essere spinte oltre il noto, ovvero di apparati Minimali, che so RTX realizzati con sola una valvola, e così via.
Ma non si tratta tanto di realizzare delle radio, che siano essere riceventi o trasmittenti, per fare collegamenti e fermarsi là. Anzi, tutt'altro, il QSO rappresenta solo l'atto finale di una strada densa di attrattive e stimoli, per il tecnico, e che cela straordinari segreti solo da esplorare e scoprire via via che la si percorre. Il collegamento è il test fatto sul campo, la verifica di teorie e simulazioni, ma è solo UN atto, l'ultimo.
Esiste un OM tedesco, un ingegnere elettronico che si occupa di moderne tecniche nel ramo delle TLC, che per passione, ha utilizzato le sue competenze (notevoli) in campo CAD e simulazione, quindi utilizzando LT Spice e le se conoscenze e competenze tecniche (anche queste non indifferenti) nel settore “vacuum”, per simulare circuiti a tubi, come RX regen, VFO, RTX vari, che poi verifica nelle sue realizzazioni che utilizza, ad esempio in prove on air, nel QRP MAS test che svolge ogni anno nel mese di Maggio. Leggere una email di questo OM, che si chiama Bernd, è come scorrere pagine di un testo di radiotecnica, dove le tecniche attuali e moderne, il PC e le simulazioni, si uniscono e si utilizzano per sperimentare, studiare, apprendere, CAPIRE circuiti basati su qualcosa inventato tanti anni fa.
Tutto questo per un appassionato della materia è qualcosa che non ha eguali in nessun software dove per forza di cose mi devo fermare a ideare e verificare diagrammi di flusso e routine che siano rapide ed efficienti, per poi dovermi limitare alla esecuzione, ma di certo non posso andare oltre, non posso scendere nei meccanismi intrinseci della “macchina”, se no non arriverei mai.
Ma questa è una opinione e quindi confutabile, o meglio, individuale, ma pur rimane la mia e me la godo e me la vivo.
Quello che mi interessa è individuare con una certa chiarezza e precisione quali siano i meccanismi mentali e psicologici del “perché” una parte del nostro essere Ham sia, per chi scrive, così affascinante, pur non essendo affatto un collezionista, o un appassionato di vintage che si commuove davanti ad apparati classici (se non davanti a certi meccanismi ad esempio, inventati dagli ingegneri della Siemens, della Rohde & Schwarz o della Telefunken, e tutt'oggi perfettamente funzionanti e precisi).

Credo e spero di avere delineato, in modo semplice e, perlomeno per me, chiaro, questo meccanismo che è la base di questa personale passione, esplosa solo qualche anno fa, quando ho potuto riaffacciarmi attivamente al mondo Ham (lasciato in disparte mai abbandonato, ma di sicuro rallentato), solo 4 anni fa.

Una nota romantico-sentimentale, però la debbo aggiungere; ritengo faccia parte dell'animo di ognuno di noi e sta nel vero nucleo nascosto e profondo dell'animo sia del softwerista, sia del tecnico analogico, come del matematico, così come del medico, ecc.
Si tratta di quel qualcosa che ci emoziona come un amore, e che non ha affatto nulla di razionale, ma forse va toccare leve nascoste, angoli bui dimenticati del nostro essere, riconducibili forse ad esperienze pregresse, che so, da bambini, o chi sa, in altre vite, non si sa con certezza.
Questa “cosa” la riassume benissimo un amico di altro settore che scrive: “... a poco a poco quell'odore di legno invecchiato e polvere finisce per diventare l'odore di casa….” e che per me si riassume nelle foto della stazione che un tempo usava l'amico Andy, oggi UR3WA ed un tempo UU1CC.


Quell'odore che per noi è quello della polvere sulle valvole che si scalda, o delle sostanze protettive dei pezzi di apparati riutilizzati, insomma quell'insieme di odori, colori, visioni, sensazioni miste e indefinibili che ci prende e fa stare bene, mentre il tasto emette note CW e l'altoparlante ci porta quelle lontane, affette da QSB, del corrispondente in tarde e fredde sere di inverno e che Battiato sa ben descrivere nei versi della sua “Prospettiva Nievski”:

...studiavamo chiusi in una stanza
la luce fioca di candele e lampade a petrolio
e quando si trattava di parlare aspettavamo sempre con piacere …



Questo “avvertire” l'uso della Radio come “più vivo” o “più vero”, di sicuro sensazione individuale, e non necessariamente oggettiva (l'oggettività non esiste mai in realtà, anche se non vogliamo ammetterlo), credo sia simile a quel suono più caldo e più reale che avverte l'audiofilo quando ascolta appunto musica riprodotta da amplificatori valvolari.
Forse nelle valvole c'è un'anima a noi sconosciuta e che si manifesta proprio in questo modo?

Chi sa….






TUTTE le foto sono prese da riferimenti web facenti capo all'amico OM Ucraino Andy Nechaevsky, attualmente UR3WA ed un tempo UU1CC

 


mercoledì 25 ottobre 2017

Il mio Icom 100.000.000

Scherzo talvolta con amici un po' strani come me, dicendo che assito alle gioie e euforie varie di chi spende tutti quei soldi necessari per acquistare l'ultimo Icom (prendo una ditta a caso, non ho nulla contro la Icom in particolare) che sarà un "7mila qualcosa", e che invece a me non farebbe alcuna impressione.

Ma giorni fa ho terminato di spolpare un radio ex marittima, della R&S, spolpata letteralmente, ricavando mille pezzi utili e non solo elettronici, bensì anche meccanici.
Tra questi lo chassis, formato rack è qualcosa di unico e solido (tant'è che per smontarlo e ripulirlo di tutto quel che aveva a bordo ce n'è voluta) è qualcosa di veramente stupendo, per me, ovviamente.

A lavoro uyltimato mi sono sentito euforico come se avessi un nuovo Icom "7mila qualcosa", con la minima differenza dell'aver speso credo 60 euro per il vecchio RX R&S.

Ognuno si diverte come vuole e come può, di certo, come dicevamo con uno degli amici di cui sopra, in 40 anni di attività Ham, non ho speso nemmeno un quarto di quel che costa quell'Icom, ricavandone soddisfazioni e gioia intima  diecimila volte superiore, e soprattutto non mi è venuto mai in mente, nemmeno nei momenti più bui di vita di questi oltre 40 anni, di dire, "smetto per cessato interesse".

Peccato solo che parlare di queste cose (di come autocostruire) si possa fare romai con ben pochi.


Ma come dice un detto: "pochi ma buoni".

Rimane l'interrogativo di cosa veramente soddisfi chi può solo urlare in un microfono anche se alla ricerca dell'HI-FI della suo modulazione, o battere su una tastiera per far fare QSO al suo PC, o altro, ma rimanendo di fatto estraneo al tutto. Con ciò non tolgo valore all'innovazione, al progresso che fa risparmiare fatiche e ottenere migliori prestazioni ecc. ma progresso non significa cancellare il passato, bensì arricchirlo.

Meno male che c'è quello chassis da usare...HI










ma esiste poi la "quadratura del cerchio" (in senso Ham...)?


Non lo so e non posso dare risposte certe, ma chi si crede di avere certezze, a mio avviso è solo un illuso o un arrogante, la vita è questa e il bello (grazie al Cielo) sta proprio nella sua impermanenza ed incertezza.
Ma visto che abbiamo una testa pensante e possiamo, volendo, compiere delle azioni conseguenti, possiamo provare, ognuno per se stesso (anche qui, chi si ammanta di autorità per dare regole a tutti è solo arrogante...appunto) a cercare ed abbozzare delle soluzioni, delle maniere di proseguire, cercando la maniera adeguata a quel che proviamo dentro: ognuno per se stesso.


Ieri 24 ottobre con due cari amici non solo Ham, ma anche in senso lato, siamo andati a svolgere un compito che a mio avviso era anche in onore di quel che è stato il nostro mentore, o "elmer" come amano dire gli americani: I0BLA, Roberto.



Roberto non è stato "solo" un elmer, quindi una sorta di ispiratore e guida più esperta, ma come dice il buon Giuseppe attuale IZ0WIT ma un tempo I0AWJ, Roberto è "il Maestro" !
Siamo e siamo stati in tre, Fab I0HCJ, Giuseppe, alias Joe, ed io. 
Ad aiutare le signore superstiti, nello spostare cose pesanti, ex oggetti in uso al BLA (come affettuosamente lo chiamiamo tuttora) e ad aiutare a fare chiarezza in ciò che è vendibile, in ciò che è da conservare perché rappresenta il BLA, e ciò che va regalato per non mandare in discarica anche lo spirito Ham, del BLA.
Non siamo più proprio degli sbarbatelli e quindi tre piani a piedi con pesi dai 10/15 kg in su alla fine dopo qualche ora, si sono sentiti. Ma....
Ma abbiamo compiuto un'azione non doverosa in senso forzato del "dovere", bensì doverosa per amicizia, per onore, come ho già detto e doverosa, credo (qui parlo per me, l'unico di cui posso dire bene dall'"interno", per ovvi motivi) per noi stessi, una sorta di pellegrinaggio in una casa-laboratorio-officina dove abbiamo trascorso anni ed anni di gioventù, adolescenza ed anche di maturità, ogni volta uscendone con qualcosa che era arricchimento, oltre a qualche apparecchiatura messa a punto, sistemata, o cos'altro non so.
Ripeto parlo per me e mi si perdoni l'egocentrismo, ma ci sta: ogni tanto vado all'Monte Ortigara perché sento di "volerlo" fare, qualcosa in me mi attira e spinge, in onore di chi su quel monte è caduto ed ha sacrificato la sua giovinezza, appunto una sorta di pellegrinaggio, di gesto che avverto di "voler compiere", nella sua semplicità.
E sono stato ieri (per forza di cose data la distanza da Roma di dove vivo ora, solo mezza giornata) a fare qualcosa di analogo, che eppure mi ha riempito e lasciato ancora altro.
Non sono inutili e sceme smancerie, non è affatto così, ma ho chiesto di poter portare per usare, il saldatore con cui tanta roba è stata saldata, di mio, a partire da un VFO Geloso 4/102, che diede il via ad una stagione infinita e ricca da sembrare un sogno e che ancora oggi continua, per fortuna.

E allora, alla fine ieri, una battuta fra Fab e me: "il BLA era ordinato, preciso, metodico, paziente, noi abbiamo imparato poco". 
Ma l'ho detto ridendo e celiando, perché noi tre, in realtà, ognuno a suo modo, non siamo cloni del BLA, EPPURE, eppure, ognuno nel suo ed a modo suo, abbiamo appreso, ci siamo arricchiti, ci siamo presi quel che Roberto dava senza chiedere nulla in cambio e che andava bene alle nostre vite, ognuno a suo modo, nella sua misura ed in maniera adeguata.
Io ho di sicuro imparato a non gettare nulla (povera XYL!), a riciclare e vedere negli oggetti un possibile riuso, la curiosità di capire come funziona, il desiderio di usare roba fatta da me e non commerciale, di imparare, imparare sempre.
Se ho frequentato Ingegneria, dopo il Liceo Classico (ehm...)  e completata in soli due mesi in più del corso nominale, lo devo anche a Roberto, ma non alle sue parole, bensì al suo essere lui, all'esempio da cui ho bevuto a piene mani, o meglio: a piena bocca.

E allora, come scrive bene Hanning Mankell (l'autore dei libri sul commissario Wallander): "chi è passato vive nel nostro volerlo avere accanto, nel nostro parlarci, interrogarlo e dialogarci di cose anche quotidiane, nel nostro non lasciar vivere solo i ricordi, bensì nel continuare, in modo diverso a starci insieme".
Devo al BLA o alla mia idea legata a lui, ieri, nel rielaborare durante il ritorno, l'aver forse capito come conciliare tanti aspetti del radiantismo e di me stesso. 
Penso che comunque ci si evolve e si cambia, però dobbiamo,/devo/voglio farlo con uno spirito che per me deve essere e rimanere puro, PULITO e non inquinato da un voler possedere, avere/possedere sempre subito e immediatamente, ma senza capire cosa quel fa ciò che possiedo . 
Penso che sia chiara la strada che percorrerò e soprattutto come la percorrerò, o meglio con che fine, spirito ed animo: questa la vera eredità di un Uomo e un Radioamatore, che ho avuto la vera ed unica fortuna di poter frequentare per tanti anni.

Grazie alla Vita.

Grato per poter vivere un tempo dove ancora è possibile essere Radioamatore non banale radioutente o ancor peggio cliente; grato di aver vissuto tempi in cui ancora ci si faceva qualcosa, o c'era qualcuno che amava farsi le cose e ne traeva piacere e gioia ed averlo visto e capito.
Non è merito, ma solo fortuna, una grande immensa fortuna.

Grazie ad I0BLA!




giovedì 5 ottobre 2017






Sono un po' di giorni che mi frullano pensieri pericolosi (si fa per dire) in testa.


Stamane mi sono svegliato con il pensiero del ricevitore che tanti anni fa Giorgio Vanin IN3IYD realizzò e pubblicò su Radio Rivista (quando era la rivista dei Radioamatori Italiani) e dietro cui sognai e studiai tanto. 
Altresì stetti ore ed ore a leggere e rileggere il ricevitore che alcuni anni prima il buon Piero Moroni I5TDJ aveva realizzato ed anche lui pubblicato su RR (quando autocostruire era una attività e non si saldavno solo kit ma quelli facili mi raccomando!)
Quei due RX sono stati lo stimolo ad approfondire le problematiche e le soluzioni varie relative alla ricezione, all'IMD ed a tanto altro, seppure nel Solid State (ultimamente mi intriga il Vacuum State...ma questo è altro discorso).
Ognuno ha la sua storia ed i momenti (spesso lo capimo dopo ed a grande distanza) in cui la rotta vira di netto, in cui si prende decisa una direzione e magari se ne lascia un'altra. Quelli furono periodi del genere per lo scrivente.

E poi due OM a cui devo forse il 90% del mio Ham LifeStyle: I0XXR ed I0BLA, o almeno un bell'imprinting.

Giancarlo (Chas per gli amici e come usava fare on air), I0XXR, mi fece conoscere il Bug nel 1978 e poi amare e desiderare. Alla fine me ne procurai uno verso il 2002, ma realmente onorai l'insegnamento e la memoria di questo Amico ed OM, solo un anno fa, quando riuscii ad aggiudicarmi un asta di ebay con un Lionel J36 che oggi è il mio solo ed unico tasto. Giancarlo mi fece capire come il CW non era "un modo di emissione", ma una lingua, una maniera di esprimersi, esattamente come a gesti. Ed in suo onore, ma per il mio piacere, uso il Bug che vidi da lui e che lui si è portato giustamente con lui altrove, per emettere i suoi CQ ed ogni volta che batto sulla manopola sento l'amico, sento il suo spirito, l'affetto e la stima ed il rispetto per un grande OM ed un Uomo, un Amico!
Roberto I0BLA, (per noi ragazzi affettuosamente "Dinamite Bla) invece, ha marcato profondamente lo stile con cui si è sviluppato il mio modo di essere radioamatore e personalmente ritengo il più adeguato (se non l'unico, per il mio modestissimo modo di vedere e pensare) a questa attività di "radiodilettante" che non si deve limitare a ciarlare in un microfono o battere su un tasto per dire cose magari inutili, che lascino il tempo che trovano, esattamente come quelli che oggi trascorrono orte ed ore davanti al PC giocando o su FaceBook.
Roberto mi mostrò prima con il suo essere, con un esempio fatto di vita vissuta, che autocostruire era fatto per andare in aria, ma anche per capire, evolversi, crescere come tecnico e come uomo. Mi mostrò la pazienza e la cura nel fare le proprie apparecchiature, ma anche farsi domande e cercarne le risposte.
Giancarlo era stato un tecnico, ma in gioventù, poi si era limitato (per così dire, ma senza porgli limiti) all'essere un valentissimo CW-man, Roberto come CW-man era negato, anzi. Ma era un tecnico e soprattutto uno che per anni aveva usato solo apparecchiature fatte da lui stesso. Poi nel tempo, come capita spesso, qualche amico SK ci lascia qualcosa e noi la teniamo come ricordo, o in onore all'amico, per mantenere vivo in noi quel qualcosa che ci ha uniti, come, ad esempio, un filtro Collins regalatomi da Adolfo Brochetelli IK1DKW, che forse non userò mai, ma che conservo qui in bella mostra accanto a dove ho la Radio.

Ma....questi giorni stanno addensando nuvole strane e foriere di qualche gesto incisivo e significativo nella mia vita Ham, appunto.
Già in passato avevo cercato, ma non proprio al 100%, di tagliare i ponti con il "commerciale". L'ho fatto ma poi nel tempo ho raccolto diverse cosette che mi hanno distratto, fuorviato, tentato e quindi ora l'homemade è la maggioranza ma non è assoluta.

La chiave a mio parere sta nel non voler "potere tutto".
Mi spiego meglio.
Un apparato quadribanda, per antonomasia, permette tutte le frequenze dalle HF ai 430 MHz e tutti i modi di emissione (e ricezione). Non possaimo accettare di avere limiti.
Non ai nostri tempi.
Perché ne devo avere se posso non averne?  mi dirà qualcuno.
Perché senza questi limiti faresti forse qualcosa di più che comprare e collegare (o farti collegare da altri) pochi fili.
Di fatto voler fare tutto, porta a non poter fare niente realmente bene. TUTTO NON ESISTE, è frutto di una allucinazione (collettiva) data dal consumismo, dall'esigenza di mercato.O mania di egocentrismo, ma ripeto è la mia personale ed individuale opinione a cui ho diritto, anche se fossi l'unico ad averla.

Il succitarto Giorgio Vanin, IN3IYD, sul suo profilo web dice che usa solo due bande: 7 e 10 MHz, con apparato homemade. SOLO DUE BANDE!
Questo credo non esima dalla possbilità di farsi apparati specifici per qualche cosa (il BLA era appassionato di "caccia alla volpe" e se n'era fatti a bizzeffe di apparati specifici, sempre migliorandoli o risolvendo problemi vari).

E allora, bisogna accettare o SCEGLIERE di avere limiti, di fare un passo indietro. PA2OHH, Onno, ha credo fatto qualcosa del genere. Lo stesso fece a suo tempo Hans G0UPL.
E allora, si inizino le danze, facciamo un passo oltre verso la meta predestinata, senza paura.

I prossimi giorni mi diranno se la strada è questa, se i pensieri vanno dove devono e soprattutto se questa è la mia scelta, quella verso cui è una vita (nell' Ham Radio) che sto andando.
Chi sa ?
....


domenica 17 settembre 2017

(Solo) apparentemente Off-Topic: " Le YL o XYL "



Queste riflessioni mi derivano da una esperienza diretta di anni ed anni di vita Ham, ed anche alpinistica, possono risultare o meno condivisibili, ma pur tuttavia rappresentano la mia esperienza anche indiretta, e sono dettate da fatti e situazioni viste e vissute realmente, e non da opinioni.


Iniziai la mia avventura nell'ambiente Ham nel 1973, all'ARI di Roma, a quell'epoca a Piazzale degli Eroi; ero una ragazzino di 17 anni, imbranato eppure affascinato da quell'ambiente, e tre anni dopo avevo anche una ragazza, come molti miei coetanei, a cui subito appena conosciuta, dissi della mia Passione per la Radio, come per la Montagna: i due grandi amori della mia Vita.

Nel tempo ho vissuto l'andare all'ARI, per prendere le famose cartoline, prima, e poi per essere quello che si occupava in prima persona del “servizio QSL”, poi. Vennero le fiere: ricordo la prima a Terni, dove andammo con la Fiat 126 di un amico, e via via, altre che nel tempo si sono susseguite.

Venne il tempo del QRP Club Italiano, visite fino a Trani fatte in treno, per organizzare congressi e club, poi i veri e propri congressi, ad esempio a Bologna, a Villa Griffone, o molto più tardi Montichiari, dove ebbi modo di conoscere per la prima volta personaggi come Arnaldo IK2NBU a quel tempo ideatore ed animatore di Radioavventura ed il grande Attilio I1BAY a cui mi legai, purtroppo per troppo poco, con una sincera e pulita amicizia.

E' una vita fino ad oggi, dopo 44 anni, condita di Amore per la Radio.

Altrettanto c'è stato nell'alpinismo, in cui iniziato più tardi, nel 1976, andai girando prima in Italia, poi in Europa, poi anche oltre Oceano, scalando, legato al 90% a quella che fu compagna anche di vita per tantissimo tempo, visitando luoghi e vivendo situazioni le più diverse, anche alle volte….”particolari e impegnative”, ma da cui uscii sempre bene e INSIEME.

Probabilmente diverse volte, specie nel periodo fra i 25 ed i 40 fui impositivo e “ridondante”, alle volte risultando eccessivo e forse troppo, ma sempre ricordavo che avevano accanto una persona che non necessariamente (a parte l'alpinismo) condivideva esattamente la mia medesima Passione.
Si trovò sempre un equilibrio, alle volte faticoso, ma sempre dettato da un rispetto di base e dal ricordo, appunto, che esisteva un altra Persona.

Mentre avveniva ciò osservavo attorno ed ascoltavo.
Amici che la ragazza non la portavano con loro perché “rompeva”, mariti che se mi invitavano a cena mi relegavano da parte a parlare solo con loro e solo di Radio “lasciando le donne tra loro a parlare di cose di donne”, altri che in montagna la moglie non la portavano neppure a vedere il panorama perché volevano sentirsi liberi, e così via.


Dopo questo excursus di anni di vita, ora mi trovo in una stagione di vita in cui alle volte “tiro la rete a riva” e vedo cosa pesco, ed osservo accanto a me altri fare lo stesso, poi la rigetto nel mare e aspetto, e...penso e mi faccio domande.


Perché?


Perché badando ad un certo senso della misura, non si riesce a condividere certe cose che fanno parte di noi stessi, che sono così importanti da assorbire pensieri e certe volte i nostri sogni? Perché vogliamo custodire questi piccoli lati di noi per proteggerli da un inquinamento?
Forse perché accanto abbiamo delle deficienti che non sanno parlare che di idiozie e quindi inquinerebbero di fatto tutto?
Forse perché sono loro che rifiutano questo nostro essere? Forse perché questo nostro essere è troppo invadente e loro non lo sopportano o comunque gli risulta invasivo?
O forse perché normalmente si usa così, o va sempre a finire così, prima o poi nella vita ?

La mia sensazione è che spesso questa ultima frase rispecchia una realtà dei fatti ineluttabile ma reale.
Allora mi viene spontanea una domanda: ma allora che si sta a fare insieme, solo per...figli, convenienza, soldi, comodo, pigrizia, abitudine, inerzia o... peggio ?
Di sicuro ci sono mille risposte molto valide e vere, ma quello che non sopporto e mai accetterò sono quei luoghi comuni, in cui alle cene, ad esempio, le mogli parlano male dei mariti e i mariti parlano male delle mogli, però davanti a tutti, mascherando questo modo di fare con battute e denominadolo umorismo, che per me è del c…o.
Si usa fare così spessissimo, lo vedo e sento fare da sempre e pare sia la norma, ma non per me!

Ovvio che non è detto si debba per forza condividere tutto, ogni istante, ogni pensiero. Ovvio che non mi importa della maglia di mia moglie o dei suoi programmi TV preferiti, ma li rispetto, perché rispetto lei, anche se a me non interessano: io voglio bene a lei! Ovvio che non mi interessa di stare a sentire i discorsi che lei fa dalla parrucchiera, ma so che le serve anche quello, che lei ne ha necessità e le voglio bene e diverse volte sono con lei anche dalla parrucchiera, anche se alla fine non mi riguarda, ma ci si vuole bene, è così!
E allora come mai accade che in una giornata in cui ci si voglia vedere tra amici OM, di varie parti di Italia, una giornata che potrebbe essere una bella giornata in cui 2 ore di macchina si trascorrono insieme con lei e poi magari altre tre si trascorrono parlando con gli amici, ma poi si torna insieme, dialogando con la XYL, come mai su 8 partecipanti di 8 famiglie diverse, solo io apparentemente mi senta spiazzato dal fatto di essere l'unico a volere stare anche con la XYL, pur se vado a dialogare e giocare con gli amichetti della Radio?

Mi si dirà che è coincidenza, che sono io particolare e che vedo male le cose o che fraintendo, che non è così.
Uhm, non credo che sia così. Tuttavia io osservo i fatti ed ascolto i discorsi e questo appare, man mano che “collego i punti del foglio” come su quei disegni particolari della Settimana Enigmistica.
Non ho risposte e non ne cerco, alla fine, e sto bene così. Ma certo c'è qualcosa di strano in Danimarca e di anomalo (per non dire di peggio) in tante esistenze che invece sono la cosiddetta “normalità”.
Pazienza, io cerco di starne fuori, almeno provo con tutte le mie forze.


Per concludere prendo in prestito una frase di Henning Mankel, l'autore dei libri sul Commissario Wallander: “Se per questo motivo qualcuno dovesse considerarmi un arrogante, che lo faccia pure!
Mi spiace per lui.


sabato 8 luglio 2017

Si (auto)costruisce per...


Ne parlavo ieri con un caro amico, compagno di sogni e progetti e di piani tecnici vari, sempre riguardanti la nostra Passione/Ossessione: la Radio.

Si costruisce per tanti motivi, non sto qui a elencarli, non mi interessa affatto, ma una cosa mi colpiva davanti alla realizzazione di un nostro altro amico, anche lui dedito al "faccio da me, con le mie mani": a me non emoziona molto la realizzazione super professional, anche se la ammiro comunque e la rispetto, ma...alle volte sembra come se si costruisca per fare, per sentirsi un po' bravini, ma poi, la cosa si metta là: "l'ho fatta, mi sento soddisfatto e basta così", ora passo oltre.

Avevo, ho avuto UN Maestro: I0BLA, ne ho scritto, ora è SK, ma certe cose me le ha lasciate e vivono in me, e lui quindi continua la sua strada, anche se io non sono manco degno di sognare di imitarne la maniera, ma...qualcosa ho imparato da lui. Lui faceva, costruiva anche cose nuove, che so, provava il PLL (parliamo degli anni 70/80) per imparare e capire le problematiche e risolverle, e crescere, con la sua sete di sapere e capire. Faceva, pochi sapevano, e poi usava, ovvero metteva là a disposizione di quando avrebbe usato quella determinata apparecchiatura, ma aveva un motivo, un senso. 
Non era tanto per giocare.

E' vero che anche il "gioco" ha senso, il gioco tecnico, ma non mi piace, non lo sento nella mia anima di OM, di Radio-Amatore, di sperimentatore, di esploratore. NO!
Il gioco è il percorso, il divertimento sta anche nello studiare per fare, nel progettare e calcolare, e anche nell'usare per comunicare a distanza (quanta essa sia non importa), ecco nell'USARE!

Molti fanno per mostrare, per mettere là in mostra ed esporre quando viene a casa un amico e di-mostrare a lui (ma poi in fin dei conti a se stessi) quanto si è stati bravi, quanto si è abili. Un po' come quelli che collezionano apparati e ne hanno a bizzeffe e manco li accendono ovvero lo fanno per non mandarli in malora, ma non li godono mai.

Questo non mi piace, non mi appassiona.

Per me la Radio, la radio che faccio io, e che forse non è proprio perfetta, forse non è proprio bella come la commerciale (ma lo shack di PA3GSV dimostra il contrario!), mi serve per comunicare e per vedere cosa fa, cosa riesco a fare con....fin dove si ariva con....ma certo non mi sento più bravo di...o che ce l'ho più lungo se....
E' qualcosa di intimo, di strano ed indescrivibile, ma che sento e capisco, è vivo e arde da...molto molto tempo, da oltre 40 anni e continua ad ardere, sotto sotto, come brace ben accesa, ma silenziosa.

E allora bello ammirare quel che altri fanno, ma mi interessano le idee, le motivazioni di scelte tecniche, poi se uno è bravo a fare la parte meccanica come Jan PA3GSV, ben venga e bel risultato, se uno è un po' arruffone come me...pazienza, ma la soddisfazionoe di fare QSO con quell'oggetto rimane unica, individuale, perticolare.

La Radio non è accumulare altre radio, metterle là per sentirsi forti. Come l'arte non è riempirsi casa di quadri o statue e mostrarle, finanche a se stessi. La letteratura non è avere una biblioteca personale ricca, no!
No, si tratta di FARE, magari male, ma FARE per FARE...QSO!

Questo per me. :)





domenica 11 giugno 2017

Non riesco a rassegnarmi...



Non riesco a rassegnarmi no!
Scorro la rubrica QRP e quella Autocostruzione sul sito web che dovrebbe costituire il "riferimento" del mondo Ham italico e mi viene da piangere, il che sarebbe poco. Ma mi tornano prwepotenti domande a cui non riesco a dare risposte o soluzioni.

Nel primo spazio pressoché l'unica attività consiste nelle cosiddette "attivazioni" che siano di torri, castelli, ville, piscine, montagne, o valli, ma in sostanza si prende la radio spesso si va in auto e poi ci si attrezza per trasmettere in /p, da dove sia sia.
C'è una piccola quantità di post che riguardano alcuni collegamenti DX o particolari e poi niente altro.

Dice...."ma sai per il resto c'è lo spazioe dell'autocostruzione!"...
Allora vai in quell'altra sezione e trovi QUALCHE post in cui qualcuno azzarda a sperimentare con Arduino ed in cui il resto, l'hardware, è poco rispetto alle problematiche relative al software; poi qualcuno che parla dell'ennesimo kit ovvero dell'ennesimo apparato di basso costo, cinese, a bassa potenza, quindi QRP.
Poi?....
Un po' di varie cosette anche particolari, ma poca elettronica di base, ovvero elettronica che dovrebbe essere la base. Poca non dico che non ci sia!
Un post di qualcuno che aveva una problematica tecnica sulla risonanza di una L realizzata su PCB ha svegliato qualche reazione teorico-tecnica, ma poco di più, non molto.
Però per un bel po' ha tenuto banco una diatriba sul dBm e varie, in cui si è letto di tutto ed è sembrata una saga semi-Zelig, il cui significato è stato nulla e che poi è stata cassata dalla censura, ovvero dalla sempre attenta "gestione" che evita si parli ad esempio dell'ARI, in un sito ARI, e che però ci ha messo un bel po' a censurare una serie di invettive e comiche dissertazioni partite da una considerazione tecnica e che poi di tecnico aveva poco.

Questo quel che trovi se cerchi.

Mi dicono "lascia perdere", è così. Che vuoi fare?
vero!
E' così!

Ma mi chiedo, perché negli anni più o meno dal '70 al '95/2000 su RR, su RKE, su CQ Elettronica e perfino su Nuova Elettronica si leggeva roba interessante per chi voleva FARE, COSTRUIRE, IMPARARE.
Perché in tanti si aveva passione, si avvertiva fascino, richiami irresistibili da parte dell'attività di REALIZZAZIONE.
Si leggevano commenti, domande, si avvertiva la gratitudine di chi leggeva e anche senza intervenire imparava (devo tanto a quelle letture! Un nome solo, Piero Moroni I5TDJ!).
Ed oggi tranne pochi sparuti e sparsi solitari, la gente pensi solo o a litigare o a comprare e poi blaterare dentro un microfono e si impaurisca a saldare, SALDARE....

Ho reincontrato un Amico, un OM, che prese con me la Licenza (allora era tale!) e fece con me l'esame CW e dopo 40 anni anche non essendo un assatanato-malato dell'autocostruzione, ha tutt'oggi un RX in corso di costruzione, con una IF a 455 kHz quindi nulla di SDR-UP-Conversion-uPcontrolled equipment, bensì un Apparato Radio fatto da un Radioamatore.
Ha ricostruito un HRO che io gli vendetti nel...1976 forse?....ha altre cosette in ballo e soprattutto, ha Amore per la radio. Eppure non è un igegnere, non è un tecnico software, non è un luminare del computer, non è un DXer, ma è "soltanto"...un Radioamatore!

Perché ci siamo persi tanto? Come si fa a non avvertire dentro se stessi  la PASSIONE del FARE, il fascino del poter trasmettere con un oggetto fatto da noi e magari non saldando un kit, bensì anche solo.."copiando" uno schema altrui?
Perché?

Cosa si potrebbe fare per REGALARE ad altri la GIOIA che provo quando mi incanto a sognare di realizzare una cosa nuova, anche "solo" un apparato basic come quello che realizzò F8YG ?



 
Non ho risposte, ma solo dispiacere. 
Perché se fossimo in tanti potremmo scambiarci idee, schemi, sogni, domande, imparare, potremmo fare domande, senza dover litigare, senza guru che giudichino gli altri, ma solo tanti Appassionati!

Se solo......

Eppure ho la netta sensazione che se veramente volessimo ce la potremmo fare, senza gente che vuole solo il palco, ma solo con Appassionati...umili Appassionati che Condividono non le foto e le ca...te di FB, ma qualcosa di bello e di formativo e che userebbero i QSO per testare apparati e per scambiarsi idee, schemi, opinioni...TECNICA e non numeri e progressivi!





sabato 3 giugno 2017

Inquinamento non elettromagnetico

Vicino a dove vivo scorre una sorta di fiumiciattolo cittadino di nome Mugnone. C'è una pista ciclabile che corre ai suoi margini/argini e percorrendola si può ammirare il panorama sul corso d'acqua....

... sulle cui rive soprav-vivono pochi poveri pennuti (antre o simili), e molti anfibi (rane, rospi, non so riconoscerli) e altri esseri viventi non bipedi.
L'acqua è pressoché stagnante e ferma e chiamarlo torrente o fiumicello è veramente un insulto, ma tant'è....

Ci si abitua, a tutto!
Si abitua il carcerato a vivere in una cella, il malato a vivere con mezzi meccanici per respirare e ci si abitua a considerare "normale" un corso d'acqua che stagna e fa schifo solo a vederlo.
"E' così" ci si dice dentro noi stessi, senza inc....rsi con questa società che ci ha ridotti a consderare normali cose schifose, o considerarle il prezzo un po' caro per avere però...progresso...sotto forma di auto, climatizzatori e quant'altro ci inquina anche il cervello.

Ci si abitua a tutto!

Così si accende la radio, in 7 MHz e si ascoltano le castronerie che vengono ammannite ogni giorno da gente che magari ha anche fior fiore di amplificatori per "passare sempre"; si apre quel sito web che pare essere il riferim,ento del mondo Ham italiano e si leggono nella sezione autocostruzione 8-9 post su 10 che parlano di idiozie; i post nella sezione QRP dove il massimo sono attivazioni di cime montane o di torri o di chiese, ma non c'è un progetto decente da un punto di vista tecnico.
La media dei quesiti tecnici sta in difficoltà di montaggio o peggio di assemblaggio di kit...
Ci si abitua alla monnezza!

E come si faceva quando non c'erano i kit? O come si faceva quando non c'era il "mercato"?
O quando non c'era il digitale che ti fa fare QSO in QRP anche via luna (tranne dimenticare che il QSO non lo fai con le tue orecchie, bensì lo fa il PC per te! come dire " mi sono tromb...to una modella o una attrice bellssima tramite il mio amico che l'ha fatto per me!....)
Come si faceva?

Molti non facevano, pochi provavano, pochi riuscivano. E si cercava di imparare, di rubare il mestiere, ma tutti si provava a FARE.

Oggi si compra. Si paga e si ha subito. Addirittura ti vengono a montare le antenne, basta che paghi.
Radioamatori? Che ridere...che amenità!

Ci si abitua a tutto. Mitridate si era abituato al veleno.

Noi anche, ci siamo mitridatizzati....;(

In pochi ci emozioniamo ancora per un BC221 e per il suo variabile!



sabato 27 maggio 2017

Un contest di CW "chirpato"

Poche sere fa, precisamente il giorno dell'Ascensione, cioè il 25 maggio u.s. ho partecipato per qualche ora ad un eventyo indetto dal QRPCC e precisamente il QRP MAS, che anche se viene definito un contest tale non è affatto PER FORTUNA: si tratta di fatto di un "incontro" on air fra gente che usa in massima parte apparecchi autocostruiti, o nella parte RX o in quella TX o in entrambe.
Quindi MAS: Minimal - Art Session, ovvero emissioni effettuate con apparecchiature minime o minimali.

In passato l'idea del Minimale mi era sempre stata un po' invisa, identificandola con apparecchi rimediati, arraffonati e di prestazioni sempre assai ridotte.
Poi pian piano ho indagato meglio e conosciuto varie persone (essenzialmente del Nord Europa, sigh...) che costruiscono apparati alle volte esplicitamente per partecipare e quindi provarli on air, in questo evento.
Sul sito tenuto da DL0HBS, sono disponibili foto e schemi di diverse realizzazioni degli ultimi anni e di sicuro c'è stimolo per chi vuole curiosare e si sente attratto dalla materia.

Da tempo indago su soluzioni e studi vari e quindi certi call mi sono noti.
Con alcuni ho avuto anche proficui scambi di idee, esperienze e schemi, ma l'altra sera attorno a 7030 ho acceso e sentito diverse chiamate e note CW, diverse delle quali in parte  pigolate ossia "chirpate", come si dice in gergo.
Una volta c'erano le famose stazioni UB5, o l'effetto UB5, proprio perché gli Ucraini erano tanti e potevano essere in aria solo con apparati homemade, visto il "muro" che ci divideva e quindi la nota CW pigolata era tipica.
Ma oggi, no!
Oggi si tratta di apparati homemade ovvero di repliche di apparecchi della WWII ovvero di altro, ma sempre homemade!
Ho sentito DJ5RE che chiamava con un ronzio da paura. Di sicuro avrebbe suscitato rimostranze e critiche di tanti, e invece (a parte avere una potenza di ben 4/5W!) a me ha emozionato e ho insistito per collegarlo, una decina di minuti, fino a che non si è fatto QSO.


Mi ha spiegato poi, a evento terminato, che aveva un TX homemade Hartley che va benissimo in 3,5 MHz, ma che in 7 MHz risente come ovvio di molti effetti (anche della rotazione dell'antenna, che evidentemente varia qulche suo parametro che quindi riflette tale variazione sul carico del TX, e quindi, sulla nota CW.
Molti storcono il naso: è più semplice farsi un bel DDS, o un kit, o un apparato bell'e fatto.
E invece siamo riusciti a fare QSO, passandoci tutti i dati e non il solo 599, ma nome, qth, condizioni di lavoro e quant'altro, tranquillamente.
Tom ha messo  log una trentina di QSO fatti tutti con tale apparato!

Può sembrare controcorrente, anzi trstemente malinconico realizzare apparati di tal fatta e oggi, dopo 100 anni provare ad usarli, oppure...può essere emozionante, può essere suggestivo, esattamente come salire su una montagna come il Cervino dove salì nel 1865 Whymper gareggiando con  Carrel! EMOZIONANTE!
Quanta emozione si prova a usare una apparecchiatura preconfezionata che non so bene cosa faccia e che non so modificare se serve, non dico riparare?

Altra cosa incredibile: c'è un altro OM, sempre tedesco, Bernd DF3DL che è un professionista e tecnico e che usa bene la simulazione con LT Spice ed ha realizzato un RX/TX prima simulandolo ed ottimizzandolo a PC e poi man mano aggiustandolo al meglio col saldatore.
Dialogando con lui e scambiandoci email di contenuto tecnico notevole, vista la conoscenza e preparzione incredibilmente affascinante di questo OM, mi ha fatto riscoprire il mondo della simulazione al PC che avevo abbandonato diveri anni fa e riappassionare e assaporarne il fascino e l'utile.
Ma quel che conta è che l'approfondimento tecnico è di un livello tale da fare impallidire i post cosiddetti "tecnici" che appaiono su vari forum su cui si dibatte se mettere una resistenza su un 7812 ovvero come tarare una Miracle whip antenna.


Concludendo: la radio non è affatto morta, sono morti certi soggetti che non vogliono andare oltre il loro piccolo orizzonte.
Non si tratta di studi e preparazione tecnica, ricordo sempre Luigi I4AWX che realizzò un RTX a copertura continua di prestazioni notevoli, credo un venti/venticinque anni fa e pubblicato su RKE, e Luigi AWX è...un avvocato!
Si tratta di voler alzare il c..(finisce per ulo) e darsi da fare e non stare a perdere tempo in diatribe senza significato e avere la passione di capire, imparare, addentrarsi in territori nascosti, ma non vietati.
La Radio c'è sempre, le tecnologie ci sono, si tratta di usarle a modo giusto.
Oggi mi hanno parlato del CW su WA, non fa per me, il CW mi serve per comunicare in radio, per godere del suo suono ma in aria. Ma altre cose, appunto, come il CAD, hanno un loro senso e allora altro che kit cinesi, altro che Baofeng e ca...te varie....c'è tanto da fare, tanto da cacciare e imparare...
Sarebbe bello che si potesse dialogare per email non solo con OM del Nord Europa, ma anche in lingua Italiana con italiani, se gli italici non stessero a comprare solo ed avessero voglia di fare....

Ma per ora, aspettiamo!

sabato 22 aprile 2017

Altro giro di giostra



E' fatta anche questa e lo scrivo davvero non con sollievo, tutto al contrario, con sofferenza, non di quelle quasi finte, esagerate, ma una sofferenza intima, silenziosa, da "Signore come era suo costume", come ha ben descritto un mio caro amico, anche lui suo allievo, anzi, forse uno degli allievi se non il primo, veri, del nostro Maestro: Roberto!
E' fatta perché a questo traguardo arriviamo tutti, chi prima e chi dopo, maè l'unica vera certezza della nostra esistenza.
Lo sapevo, me lo sentivo, non ci voleva un profeta o un oracolo, stava arrivando: l'epilogo.
L'avevo sentito per telefono, o "per BF", come usa dire fra noi, Radioamatori, non di quelli che ora usano comprare e utilizzare apparati fatti da altri, bensì di quelli che si sono formati in tempi diversi
Non migliori né peggiori, ma di sicuro diversi.

Non è questo quello che rimane. 

Rimane, invece, un mazzo di ricordi e di sostanza, rimane la mia stessa esistenza professionale, e chi sa anche di uomo, perché Roberto, senza certo volerlo, senza credo saperlo, o non so se poi veramente senza..., di sicuro, ha lasciato un impronta su di me, sul mio essere e crescere, e quindi anche su quel che ora sono.


Arrivai da lui a Via Novara, di fronte alla Biblioteca Comunale dove avevo conosciuto o avrei conosciuto,  il  Radio-Libro del Ravalico, come anche i libri di Solgenitsin. 
Avevo 15 anni! Era il 1971! 
Una vita fa!

Avevo un VFO Geloso G4/102 che non riuscivo a far funzionare. Era il partitore resistivo, che distribuisce le varie tensioni, e che avevo sbagliato credo solo in alcune saldature, tant'è che in 10' Lui lo sistemò,  appunto, rifacendo alcune saldature. 
Non c'era niente di rotto.
UNA COSA però imparai da subito (e ne sarebbero seguite miliardi): prima controllare, ragionare, rivedere, rileggere, RAGIONARE, usare la testa, e POI, DOPO, accendere e provare.
E se hai ragionato bene, in generale funziona.

Quella lezione, apparentemente ovvia e banale eppure preziosa come un diamante, mi ha lasciato un impronta di fuoco, come "la mano del diavolo" alla Montagna Spaccata a Gaeta.

Usare la testa, ragionare, usare ciò che ci è stato donato!

Roberto mi diede anche un'altra lezione che sarebbe stata una delle altre poche basilari: non volle nulla
Ham Spirit! 
Quello vero!
Aveva davanti 'sto ragazzino quasi coi pantaloni corti, che però aveva una voglia matta di imparare, e costruire e che non aveva ovviamente soldi, e l'Ham Spirit era più che spontaneo!
Roberto mi mostrò qualcosa di ciò che aveva fatto lui, e per me fu come stare al centro della Nasa a Houston! Ed era fatto tutto da lui, con le sue mani!

Seguirono anni, ma da quel giorno io decisi che avrei seguito quella strada!

Quello determinò la mia vita. Ero studente della IV ginnasio al Liceo Giulio cesare, poco lontano da casa sua, a Corso Trieste, ma dentro decisi che sarei andato a fare Ingegneria! ..Elettronica!

E così fu!

Gli anni seguirono , io davo sempre del "Lei" a lui, al Maestro, a quel faro irraggiungibile eppure così semplice e "normale" che non riuscivo proprio a dargli del "tu". Sarei stato a disagio in radio a dargli del tu.
Lui insisteva, dovevo riuscirci, poi rinunciò, per il momento, con la pazienza di saper aspettare.


Poi dopo il 1981, quando mi laureai me lo disse: "Ora sei ingegnere anche tu, ora mi devi dare del tu!"
Ma io manco per sogno, lui era Lui, era irraggiungibile, io ero laureato, ma lui era Ingegnere, troppo ....per dargli del tu.

Passarono tanti anni e costruii tante cose, costruii me stesso e la mia branca, la ricezione (a stato solido) e i problemi dei ricevitori, che mi appassionò nel periodo 1975 -1995, complici letture e studi su riviste come "CQ Magazine", Radio Rivista dell'epoca (non davvero quelle seguenti), QST, Radio Amateur's Handbook a il libro "Low Band antennas" di ON4UN e tanti altri come "Solid State Design for Amateur Radio" e così via.

Roberto era là, ci si vedeva e sentiva, quando avevo uno scoglio c'era lui!


Poi arrivò un giorno in cui ebbe lui bisogno di me. 
CHIESE, mi telefonò a casa. 
Dio aveva bussato alla mia porta e mi chiedeva un aiuto.
Fu una svolta: capii che avevo anche io qualcosa da donargli, da dare a lui per restituire quei doni preziosi che avevo ricevuto e se non ricambiare in pieno, per lo meno, esercitare la  gratitudine.

Forse allora, verso il 1985/90 riuscii ad iniziare a dargli del "tu".

E poi la vita continuò, ma l'impronta rimase e rimane anche oggi.

Oggi non concepisco di avere un apparato in cui non possa mettere almeno le mani se fatto da altri. Quelli in cui non riuscivo a farlo li ho dati via, nell'incredulità e nelle rimostranze di chi ho vicino, come radioamatori, ma io so il perché.
Oggi ho acquisito una pazienza che ricordo nel rifare anche mille volte un gesto o una misura o nell'avvitare una vita che cade, che avevo imparato dal rubare con gli occhi da quella continua Università di vita che era I0BLA.

Abbiamo anche passato del tempo solo a parlare, seduti davanti alle sue radio, ma senza avere problemi elettronici da risolvere, solo per il piacere di discorrere e scambiarci idee, opinioni, qualcosa che fra umani è importante, scambiarci Amicizia, rispetto, stima, valori e non cose materiali.

Roberto è rimasto ed è Il Riferimento del mio essere Radioamatore e anche ingegnere, ed io sono grato alla Vita o chi per lei, per avere avuto questo immenso dono prezioso, qualcosa di incomparabile.

Circa due  anni fa mi capitò di avere un intenso scambio prima di email, poi di telefonate, poi di amicizia, con Adolfo IK1DQW, che guarda caso mi dava del "lei" e addirittura mi chiamava "ingegnere". Per lui era normale dopo una vita trascorsa in ambiti industriali, ed io mi sentivo indegno e a disagio, forse come era stato a suo tempo per il BLA.
E dentro me sorridevo nell'ossevare come la vita è veramente una giostra, come scriveva Terzani.

Bla è passato sulla terra, per me e per il mio amico Carlo, I0DXX che era di due  anni più giovane di me e che quando veniva anche lui dal BLA, Roberto era scherzosamente ma affettuosamente: "Dinamite BLA"....


E lo dicevamo con un affetto che mai avrebbe voluto mancargli di rispetto e mai lo ha fatto.
Dinamite Bla era per noi la via, la luce, tutte quelle cose che poi, nel resto della tua vita rimangono scolpite.
Il mio amico Joe, citato all'inizio parla di "secondo padre", l'immagine calza molto.  Credo che noi umani tentiamo sempre (e cito ancora Terzani) di usare le parole per descrivere sentimenti e cose  non materiali e non riusciamo mai a trovare, appunto, le parolee giuste, non troppo. Perché le parole non ci sono, non si più ridurre un sentimento solo a parole, a una descrizone, il sentimento, il cuore, quello che viviamo, è molto, molto più...diverso...

BLA è BLA!  BLA non "è stato" lo è ancora e lo sarà in noi, in Joe, in Fab, in tutti quelli che hanno avuto a che fare "in un certo modo" col BLA, lo sarà in me. Ognuno porta la sua parte, la sua immagine, il suo ologramma del BLA e questo, commuove anche nello  scriverlo, ma è un dono immenso, direi UNICO. 
Avere questa percezione è una grande fortuna, non un merito: io ho solo messo parole in fila.

AR SK