mercoledì 6 dicembre 2017

Il mio personale “Ham-Romanticismo”

Quel che scrivo credo possa far storcere il naso a certi radio-utenti, ma come sempre, ribadisco che non devo vendere nulla, né, quantomeno, vendere me stesso, e quindi mi fa piacere esporre la mia particolare visione dell'attività Ham.

Accendere un ricevitore e ascoltarne il fruscio di fondo, specie se dovuto a valvole (vacuum tubes), in una fredda sera d'inverno o in un piovoso pomeriggio d'autunno, e da quel fruscio estrarne un segnale in CW flebile e tremolante, affetto da QSB, carpire il nome, il QTH, e magari le condizioni di trasmissione, tutto questo ha un fascino, un romantico affascinante modo di prendermi l'animo e farmi sognare, mandarmi in cielo a “vedere” quell'onda che rimbalza dalla ionosfera o al di là dell'orizzonte a “vedere” il segnale partire dal TX del corrispondente.
Usare le cuffie e regolare le manopole del mio RX, magari il notch per eliminare del fruscio e cercare di ascoltare meglio il segnale, regolare il passband, insomma cercare di “estrarre” le parole, seppure in quel linguaggio strano per tanti che è il Morse, è una cosa unica, un qualcosa che è assai difficile rendere a parole.
Ma altresì mandare in aria un CQ, mentre fuori fa freddo, mentre è buio e tu senti come se quella chiamata prendesse il volo e nella notte andasse a posarsi sull'antenna di chi sa chi, ovvero percepire in cuffia quei segnali così tremolanti e affetti da eco, perché provengono da parti del mondo quasi a 180°, come Vladivostok, il Giappone, o la West Coast USA, o la Nuova Zelanda, anche questo è qualcosa che ha un alone romantico e suggestivo che poco ha a che fare con la ragione, ma molto con i sentimenti, con le emozioni.
Osservare quelle foto di stazioni Ham con luce fioca, valvole accese che brillano o quell'azzurrino che si vede quando la RF viene emessa dalla finale del PA, scrivanie con matita e foglio del log vicino al bug o al tasto verticale, o ATU dove le bobine sono avvolte in ari, di un bel rame grosso e l'antenna attaccata con dei bei coccodrilli alle boccole, magari isolate in porcellana, è anche questo parte di quel mondo romantico che amo sognare e di cui nutro la mia anima di Radioamatore, di OM, di appassionato di Radio, prescindendo dalla preparazione tecnica o meno.


Tutto questo non ha nulla a che fare con uno schermo di PC agendo dalla cui tastiera si sa subito al volo da QRZ.COM, il nome e quant'altro del corrispondente, nulla a che fare con frontali di apparati densi di tasti su cui agire per settare vari menù, o tavoli in cui stazioni ben lucide e portate a nuovo, magari costosissimi Collins, ordinati e in fila, completi di altoparlanti e alimentatori dedicati o anche amplificatori, fanno mostra di se stessi e orgoglio e vanto del proprietario.
No, per me, parlo per me, umile e solo e singolo, per me tutto questo non si sposa con l'idea del RadioAppassionato, del RadioDilettante, che può anche essere un ingegnere coi controc…, o uno scienziato brillante, o un professionista di qualsiasi ramo, o un lavoratore brillante nel suo settore, o un uomo qualsiasi, nulla!
Questo ha a che fare con il “sentire” quel qualcosa, avvertire un “aura” che deriva non so nemmeno io da cosa, ma che avverto negli scritti di certi OM e che assolutamente non avverto in scritti perfetti di tanti altri.
Per fare un W9BRD è un figlio d'arte, l'essere OM gli deriva da una famiglia alle spalle, ma lui incarna questo tipo di OM. Un tecnico, un appassionato, qualcuno che nei suoi scritti, forse senza nemmeno saperlo, aggiunge quel valore aggiunto di cui ho detto ora.
Ma altrettanto colgo in certe pagine che raccontano di momenti di vita in mare, scritti da un amico purtroppo ora SK, Adolfo, IK1DQW e che per fortuna sono ormai immortalate su web.


Il Romanticismo che Foscolo avvertiva in certi gesti da compiere e cose da vivere e che gli fecero scrivere versi unici, all'indirizzo di Napoleone, per poi doversi ricredere, deluso. Quel romanticismo che animava anche un uomo fin troppo esteriore come D'Annunzio, ma che sapeva cogliere dei frammenti di qualcosa dato dalla Natura, come certe piogge nel Pineto, o Carducci che vedeva la nebbia salire nella pioviggine. Tutto questo può apparire azzardato ed esagerato, direi anche ridicolo, me ne rendo conto bene, ma mi spiace, è quel che provo di fronte ad una radio, mentre ne ascolto il fruscio, di fronte ad un CQ flebile, in certi istanti, e ringrazio il Cielo di avere questa scemenza di sentimenti, perché questi mi rendono felice e ripagano di ogni delusione, cortocircuito, o mancato QSO, perché rimane quell'aria, quell'aurea, quel sentire. 




Per me questa è la Radio !


Il “mio” senso delle valvole (non affatto vintage)


Si parla e si pensa, tra amici, con se stessi, insomma, la testa non sta ferma (grazie al Cielo) e produce idee e considerazioni e soluzioni a problemi in ballo (ad esempio un trasmettitore QRP per l'SKN attualmente in cantiere) e poi metto nero su bianco.


Stavo pensando o meglio cercando di raccogliere le considerazioni di centinaia di email e varie conversazioni fatte con una piccola cricca di simili, su quale sia il senso, almeno il mio, o il nostro, oggi, anno 2017, nel imbarcarci nello studio, approfondimento teorico e poi costruzione di varie realizzazioni tecniche in campo Ham, fatte con valvole, ossia tubi a vuoto e ne è scaturito un quadro piacevole e per quel che mi riguarda affascinante e stimolante soprattutto.

Le valvole che sono state l'elemento attivo, sotto tante varianti, fino a tutti gli anni '60, oggi, dopo 50 anni sono rimaste confinate ad alcuni settori ben precisi e direi definiti che potrei così sintetizzare:
- appassionati dell'HiFi che giustamente ne apprezzano la capacità tutta inimitata ad oggi, di riprodurre suoni e melodie;
- appassionati di apparati di altre epoche, che siano gli inizi del '900, che siano epoche d'oro dell' Ham, quindi dagli anni '30 più o meno agli anni '70, apparati cosiddetti Vintage in cui vanno a confluire appassionati di restauro, ovvero collezionisti, o normali utenti che provano soddisfazione e gusto nell'usare apparati che magari erano solo dei sogni quando loro erano giovani senza i mezzi economici per permettersi, che so, una linea Drake C;
-appassionati di Radiotecnica che amano studiare, approfondire imparare e capire o esplorare le possibilità di circuiti alle volte anche abbandonati per l'improvviso arrivo dell'ondata immane che è stata ed è quella dello stato solido.

In questo gruppo di sicuro meno numeroso dei due precedenti, ma a mio avviso e per il mio gusto più appassionante, mi ritrovo io.
Trovo assai stimolante discutere e dialogare con OM sparsi qui e là in vari Paesi, Nord Europa, USA e limitrofi, e qualche sparuto isolato italico di problematiche relative ad esempio a regen detector ed alle loro prestazioni che non si è realmente mai esplorato quanto possano essere spinte oltre il noto, ovvero di apparati Minimali, che so RTX realizzati con sola una valvola, e così via.
Ma non si tratta tanto di realizzare delle radio, che siano essere riceventi o trasmittenti, per fare collegamenti e fermarsi là. Anzi, tutt'altro, il QSO rappresenta solo l'atto finale di una strada densa di attrattive e stimoli, per il tecnico, e che cela straordinari segreti solo da esplorare e scoprire via via che la si percorre. Il collegamento è il test fatto sul campo, la verifica di teorie e simulazioni, ma è solo UN atto, l'ultimo.
Esiste un OM tedesco, un ingegnere elettronico che si occupa di moderne tecniche nel ramo delle TLC, che per passione, ha utilizzato le sue competenze (notevoli) in campo CAD e simulazione, quindi utilizzando LT Spice e le se conoscenze e competenze tecniche (anche queste non indifferenti) nel settore “vacuum”, per simulare circuiti a tubi, come RX regen, VFO, RTX vari, che poi verifica nelle sue realizzazioni che utilizza, ad esempio in prove on air, nel QRP MAS test che svolge ogni anno nel mese di Maggio. Leggere una email di questo OM, che si chiama Bernd, è come scorrere pagine di un testo di radiotecnica, dove le tecniche attuali e moderne, il PC e le simulazioni, si uniscono e si utilizzano per sperimentare, studiare, apprendere, CAPIRE circuiti basati su qualcosa inventato tanti anni fa.
Tutto questo per un appassionato della materia è qualcosa che non ha eguali in nessun software dove per forza di cose mi devo fermare a ideare e verificare diagrammi di flusso e routine che siano rapide ed efficienti, per poi dovermi limitare alla esecuzione, ma di certo non posso andare oltre, non posso scendere nei meccanismi intrinseci della “macchina”, se no non arriverei mai.
Ma questa è una opinione e quindi confutabile, o meglio, individuale, ma pur rimane la mia e me la godo e me la vivo.
Quello che mi interessa è individuare con una certa chiarezza e precisione quali siano i meccanismi mentali e psicologici del “perché” una parte del nostro essere Ham sia, per chi scrive, così affascinante, pur non essendo affatto un collezionista, o un appassionato di vintage che si commuove davanti ad apparati classici (se non davanti a certi meccanismi ad esempio, inventati dagli ingegneri della Siemens, della Rohde & Schwarz o della Telefunken, e tutt'oggi perfettamente funzionanti e precisi).

Credo e spero di avere delineato, in modo semplice e, perlomeno per me, chiaro, questo meccanismo che è la base di questa personale passione, esplosa solo qualche anno fa, quando ho potuto riaffacciarmi attivamente al mondo Ham (lasciato in disparte mai abbandonato, ma di sicuro rallentato), solo 4 anni fa.

Una nota romantico-sentimentale, però la debbo aggiungere; ritengo faccia parte dell'animo di ognuno di noi e sta nel vero nucleo nascosto e profondo dell'animo sia del softwerista, sia del tecnico analogico, come del matematico, così come del medico, ecc.
Si tratta di quel qualcosa che ci emoziona come un amore, e che non ha affatto nulla di razionale, ma forse va toccare leve nascoste, angoli bui dimenticati del nostro essere, riconducibili forse ad esperienze pregresse, che so, da bambini, o chi sa, in altre vite, non si sa con certezza.
Questa “cosa” la riassume benissimo un amico di altro settore che scrive: “... a poco a poco quell'odore di legno invecchiato e polvere finisce per diventare l'odore di casa….” e che per me si riassume nelle foto della stazione che un tempo usava l'amico Andy, oggi UR3WA ed un tempo UU1CC.


Quell'odore che per noi è quello della polvere sulle valvole che si scalda, o delle sostanze protettive dei pezzi di apparati riutilizzati, insomma quell'insieme di odori, colori, visioni, sensazioni miste e indefinibili che ci prende e fa stare bene, mentre il tasto emette note CW e l'altoparlante ci porta quelle lontane, affette da QSB, del corrispondente in tarde e fredde sere di inverno e che Battiato sa ben descrivere nei versi della sua “Prospettiva Nievski”:

...studiavamo chiusi in una stanza
la luce fioca di candele e lampade a petrolio
e quando si trattava di parlare aspettavamo sempre con piacere …



Questo “avvertire” l'uso della Radio come “più vivo” o “più vero”, di sicuro sensazione individuale, e non necessariamente oggettiva (l'oggettività non esiste mai in realtà, anche se non vogliamo ammetterlo), credo sia simile a quel suono più caldo e più reale che avverte l'audiofilo quando ascolta appunto musica riprodotta da amplificatori valvolari.
Forse nelle valvole c'è un'anima a noi sconosciuta e che si manifesta proprio in questo modo?

Chi sa….






TUTTE le foto sono prese da riferimenti web facenti capo all'amico OM Ucraino Andy Nechaevsky, attualmente UR3WA ed un tempo UU1CC

 


mercoledì 25 ottobre 2017

Il mio Icom 100.000.000

Scherzo talvolta con amici un po' strani come me, dicendo che assito alle gioie e euforie varie di chi spende tutti quei soldi necessari per acquistare l'ultimo Icom (prendo una ditta a caso, non ho nulla contro la Icom in particolare) che sarà un "7mila qualcosa", e che invece a me non farebbe alcuna impressione.

Ma giorni fa ho terminato di spolpare un radio ex marittima, della R&S, spolpata letteralmente, ricavando mille pezzi utili e non solo elettronici, bensì anche meccanici.
Tra questi lo chassis, formato rack è qualcosa di unico e solido (tant'è che per smontarlo e ripulirlo di tutto quel che aveva a bordo ce n'è voluta) è qualcosa di veramente stupendo, per me, ovviamente.

A lavoro uyltimato mi sono sentito euforico come se avessi un nuovo Icom "7mila qualcosa", con la minima differenza dell'aver speso credo 60 euro per il vecchio RX R&S.

Ognuno si diverte come vuole e come può, di certo, come dicevamo con uno degli amici di cui sopra, in 40 anni di attività Ham, non ho speso nemmeno un quarto di quel che costa quell'Icom, ricavandone soddisfazioni e gioia intima  diecimila volte superiore, e soprattutto non mi è venuto mai in mente, nemmeno nei momenti più bui di vita di questi oltre 40 anni, di dire, "smetto per cessato interesse".

Peccato solo che parlare di queste cose (di come autocostruire) si possa fare romai con ben pochi.


Ma come dice un detto: "pochi ma buoni".

Rimane l'interrogativo di cosa veramente soddisfi chi può solo urlare in un microfono anche se alla ricerca dell'HI-FI della suo modulazione, o battere su una tastiera per far fare QSO al suo PC, o altro, ma rimanendo di fatto estraneo al tutto. Con ciò non tolgo valore all'innovazione, al progresso che fa risparmiare fatiche e ottenere migliori prestazioni ecc. ma progresso non significa cancellare il passato, bensì arricchirlo.

Meno male che c'è quello chassis da usare...HI










ma esiste poi la "quadratura del cerchio" (in senso Ham...)?


Non lo so e non posso dare risposte certe, ma chi si crede di avere certezze, a mio avviso è solo un illuso o un arrogante, la vita è questa e il bello (grazie al Cielo) sta proprio nella sua impermanenza ed incertezza.
Ma visto che abbiamo una testa pensante e possiamo, volendo, compiere delle azioni conseguenti, possiamo provare, ognuno per se stesso (anche qui, chi si ammanta di autorità per dare regole a tutti è solo arrogante...appunto) a cercare ed abbozzare delle soluzioni, delle maniere di proseguire, cercando la maniera adeguata a quel che proviamo dentro: ognuno per se stesso.


Ieri 24 ottobre con due cari amici non solo Ham, ma anche in senso lato, siamo andati a svolgere un compito che a mio avviso era anche in onore di quel che è stato il nostro mentore, o "elmer" come amano dire gli americani: I0BLA, Roberto.



Roberto non è stato "solo" un elmer, quindi una sorta di ispiratore e guida più esperta, ma come dice il buon Giuseppe attuale IZ0WIT ma un tempo I0AWJ, Roberto è "il Maestro" !
Siamo e siamo stati in tre, Fab I0HCJ, Giuseppe, alias Joe, ed io. 
Ad aiutare le signore superstiti, nello spostare cose pesanti, ex oggetti in uso al BLA (come affettuosamente lo chiamiamo tuttora) e ad aiutare a fare chiarezza in ciò che è vendibile, in ciò che è da conservare perché rappresenta il BLA, e ciò che va regalato per non mandare in discarica anche lo spirito Ham, del BLA.
Non siamo più proprio degli sbarbatelli e quindi tre piani a piedi con pesi dai 10/15 kg in su alla fine dopo qualche ora, si sono sentiti. Ma....
Ma abbiamo compiuto un'azione non doverosa in senso forzato del "dovere", bensì doverosa per amicizia, per onore, come ho già detto e doverosa, credo (qui parlo per me, l'unico di cui posso dire bene dall'"interno", per ovvi motivi) per noi stessi, una sorta di pellegrinaggio in una casa-laboratorio-officina dove abbiamo trascorso anni ed anni di gioventù, adolescenza ed anche di maturità, ogni volta uscendone con qualcosa che era arricchimento, oltre a qualche apparecchiatura messa a punto, sistemata, o cos'altro non so.
Ripeto parlo per me e mi si perdoni l'egocentrismo, ma ci sta: ogni tanto vado all'Monte Ortigara perché sento di "volerlo" fare, qualcosa in me mi attira e spinge, in onore di chi su quel monte è caduto ed ha sacrificato la sua giovinezza, appunto una sorta di pellegrinaggio, di gesto che avverto di "voler compiere", nella sua semplicità.
E sono stato ieri (per forza di cose data la distanza da Roma di dove vivo ora, solo mezza giornata) a fare qualcosa di analogo, che eppure mi ha riempito e lasciato ancora altro.
Non sono inutili e sceme smancerie, non è affatto così, ma ho chiesto di poter portare per usare, il saldatore con cui tanta roba è stata saldata, di mio, a partire da un VFO Geloso 4/102, che diede il via ad una stagione infinita e ricca da sembrare un sogno e che ancora oggi continua, per fortuna.

E allora, alla fine ieri, una battuta fra Fab e me: "il BLA era ordinato, preciso, metodico, paziente, noi abbiamo imparato poco". 
Ma l'ho detto ridendo e celiando, perché noi tre, in realtà, ognuno a suo modo, non siamo cloni del BLA, EPPURE, eppure, ognuno nel suo ed a modo suo, abbiamo appreso, ci siamo arricchiti, ci siamo presi quel che Roberto dava senza chiedere nulla in cambio e che andava bene alle nostre vite, ognuno a suo modo, nella sua misura ed in maniera adeguata.
Io ho di sicuro imparato a non gettare nulla (povera XYL!), a riciclare e vedere negli oggetti un possibile riuso, la curiosità di capire come funziona, il desiderio di usare roba fatta da me e non commerciale, di imparare, imparare sempre.
Se ho frequentato Ingegneria, dopo il Liceo Classico (ehm...)  e completata in soli due mesi in più del corso nominale, lo devo anche a Roberto, ma non alle sue parole, bensì al suo essere lui, all'esempio da cui ho bevuto a piene mani, o meglio: a piena bocca.

E allora, come scrive bene Hanning Mankell (l'autore dei libri sul commissario Wallander): "chi è passato vive nel nostro volerlo avere accanto, nel nostro parlarci, interrogarlo e dialogarci di cose anche quotidiane, nel nostro non lasciar vivere solo i ricordi, bensì nel continuare, in modo diverso a starci insieme".
Devo al BLA o alla mia idea legata a lui, ieri, nel rielaborare durante il ritorno, l'aver forse capito come conciliare tanti aspetti del radiantismo e di me stesso. 
Penso che comunque ci si evolve e si cambia, però dobbiamo,/devo/voglio farlo con uno spirito che per me deve essere e rimanere puro, PULITO e non inquinato da un voler possedere, avere/possedere sempre subito e immediatamente, ma senza capire cosa quel fa ciò che possiedo . 
Penso che sia chiara la strada che percorrerò e soprattutto come la percorrerò, o meglio con che fine, spirito ed animo: questa la vera eredità di un Uomo e un Radioamatore, che ho avuto la vera ed unica fortuna di poter frequentare per tanti anni.

Grazie alla Vita.

Grato per poter vivere un tempo dove ancora è possibile essere Radioamatore non banale radioutente o ancor peggio cliente; grato di aver vissuto tempi in cui ancora ci si faceva qualcosa, o c'era qualcuno che amava farsi le cose e ne traeva piacere e gioia ed averlo visto e capito.
Non è merito, ma solo fortuna, una grande immensa fortuna.

Grazie ad I0BLA!




giovedì 5 ottobre 2017






Sono un po' di giorni che mi frullano pensieri pericolosi (si fa per dire) in testa.


Stamane mi sono svegliato con il pensiero del ricevitore che tanti anni fa Giorgio Vanin IN3IYD realizzò e pubblicò su Radio Rivista (quando era la rivista dei Radioamatori Italiani) e dietro cui sognai e studiai tanto. 
Altresì stetti ore ed ore a leggere e rileggere il ricevitore che alcuni anni prima il buon Piero Moroni I5TDJ aveva realizzato ed anche lui pubblicato su RR (quando autocostruire era una attività e non si saldavno solo kit ma quelli facili mi raccomando!)
Quei due RX sono stati lo stimolo ad approfondire le problematiche e le soluzioni varie relative alla ricezione, all'IMD ed a tanto altro, seppure nel Solid State (ultimamente mi intriga il Vacuum State...ma questo è altro discorso).
Ognuno ha la sua storia ed i momenti (spesso lo capimo dopo ed a grande distanza) in cui la rotta vira di netto, in cui si prende decisa una direzione e magari se ne lascia un'altra. Quelli furono periodi del genere per lo scrivente.

E poi due OM a cui devo forse il 90% del mio Ham LifeStyle: I0XXR ed I0BLA, o almeno un bell'imprinting.

Giancarlo (Chas per gli amici e come usava fare on air), I0XXR, mi fece conoscere il Bug nel 1978 e poi amare e desiderare. Alla fine me ne procurai uno verso il 2002, ma realmente onorai l'insegnamento e la memoria di questo Amico ed OM, solo un anno fa, quando riuscii ad aggiudicarmi un asta di ebay con un Lionel J36 che oggi è il mio solo ed unico tasto. Giancarlo mi fece capire come il CW non era "un modo di emissione", ma una lingua, una maniera di esprimersi, esattamente come a gesti. Ed in suo onore, ma per il mio piacere, uso il Bug che vidi da lui e che lui si è portato giustamente con lui altrove, per emettere i suoi CQ ed ogni volta che batto sulla manopola sento l'amico, sento il suo spirito, l'affetto e la stima ed il rispetto per un grande OM ed un Uomo, un Amico!
Roberto I0BLA, (per noi ragazzi affettuosamente "Dinamite Bla) invece, ha marcato profondamente lo stile con cui si è sviluppato il mio modo di essere radioamatore e personalmente ritengo il più adeguato (se non l'unico, per il mio modestissimo modo di vedere e pensare) a questa attività di "radiodilettante" che non si deve limitare a ciarlare in un microfono o battere su un tasto per dire cose magari inutili, che lascino il tempo che trovano, esattamente come quelli che oggi trascorrono orte ed ore davanti al PC giocando o su FaceBook.
Roberto mi mostrò prima con il suo essere, con un esempio fatto di vita vissuta, che autocostruire era fatto per andare in aria, ma anche per capire, evolversi, crescere come tecnico e come uomo. Mi mostrò la pazienza e la cura nel fare le proprie apparecchiature, ma anche farsi domande e cercarne le risposte.
Giancarlo era stato un tecnico, ma in gioventù, poi si era limitato (per così dire, ma senza porgli limiti) all'essere un valentissimo CW-man, Roberto come CW-man era negato, anzi. Ma era un tecnico e soprattutto uno che per anni aveva usato solo apparecchiature fatte da lui stesso. Poi nel tempo, come capita spesso, qualche amico SK ci lascia qualcosa e noi la teniamo come ricordo, o in onore all'amico, per mantenere vivo in noi quel qualcosa che ci ha uniti, come, ad esempio, un filtro Collins regalatomi da Adolfo Brochetelli IK1DKW, che forse non userò mai, ma che conservo qui in bella mostra accanto a dove ho la Radio.

Ma....questi giorni stanno addensando nuvole strane e foriere di qualche gesto incisivo e significativo nella mia vita Ham, appunto.
Già in passato avevo cercato, ma non proprio al 100%, di tagliare i ponti con il "commerciale". L'ho fatto ma poi nel tempo ho raccolto diverse cosette che mi hanno distratto, fuorviato, tentato e quindi ora l'homemade è la maggioranza ma non è assoluta.

La chiave a mio parere sta nel non voler "potere tutto".
Mi spiego meglio.
Un apparato quadribanda, per antonomasia, permette tutte le frequenze dalle HF ai 430 MHz e tutti i modi di emissione (e ricezione). Non possaimo accettare di avere limiti.
Non ai nostri tempi.
Perché ne devo avere se posso non averne?  mi dirà qualcuno.
Perché senza questi limiti faresti forse qualcosa di più che comprare e collegare (o farti collegare da altri) pochi fili.
Di fatto voler fare tutto, porta a non poter fare niente realmente bene. TUTTO NON ESISTE, è frutto di una allucinazione (collettiva) data dal consumismo, dall'esigenza di mercato.O mania di egocentrismo, ma ripeto è la mia personale ed individuale opinione a cui ho diritto, anche se fossi l'unico ad averla.

Il succitarto Giorgio Vanin, IN3IYD, sul suo profilo web dice che usa solo due bande: 7 e 10 MHz, con apparato homemade. SOLO DUE BANDE!
Questo credo non esima dalla possbilità di farsi apparati specifici per qualche cosa (il BLA era appassionato di "caccia alla volpe" e se n'era fatti a bizzeffe di apparati specifici, sempre migliorandoli o risolvendo problemi vari).

E allora, bisogna accettare o SCEGLIERE di avere limiti, di fare un passo indietro. PA2OHH, Onno, ha credo fatto qualcosa del genere. Lo stesso fece a suo tempo Hans G0UPL.
E allora, si inizino le danze, facciamo un passo oltre verso la meta predestinata, senza paura.

I prossimi giorni mi diranno se la strada è questa, se i pensieri vanno dove devono e soprattutto se questa è la mia scelta, quella verso cui è una vita (nell' Ham Radio) che sto andando.
Chi sa ?
....


domenica 17 settembre 2017

(Solo) apparentemente Off-Topic: " Le YL o XYL "



Queste riflessioni mi derivano da una esperienza diretta di anni ed anni di vita Ham, ed anche alpinistica, possono risultare o meno condivisibili, ma pur tuttavia rappresentano la mia esperienza anche indiretta, e sono dettate da fatti e situazioni viste e vissute realmente, e non da opinioni.


Iniziai la mia avventura nell'ambiente Ham nel 1973, all'ARI di Roma, a quell'epoca a Piazzale degli Eroi; ero una ragazzino di 17 anni, imbranato eppure affascinato da quell'ambiente, e tre anni dopo avevo anche una ragazza, come molti miei coetanei, a cui subito appena conosciuta, dissi della mia Passione per la Radio, come per la Montagna: i due grandi amori della mia Vita.

Nel tempo ho vissuto l'andare all'ARI, per prendere le famose cartoline, prima, e poi per essere quello che si occupava in prima persona del “servizio QSL”, poi. Vennero le fiere: ricordo la prima a Terni, dove andammo con la Fiat 126 di un amico, e via via, altre che nel tempo si sono susseguite.

Venne il tempo del QRP Club Italiano, visite fino a Trani fatte in treno, per organizzare congressi e club, poi i veri e propri congressi, ad esempio a Bologna, a Villa Griffone, o molto più tardi Montichiari, dove ebbi modo di conoscere per la prima volta personaggi come Arnaldo IK2NBU a quel tempo ideatore ed animatore di Radioavventura ed il grande Attilio I1BAY a cui mi legai, purtroppo per troppo poco, con una sincera e pulita amicizia.

E' una vita fino ad oggi, dopo 44 anni, condita di Amore per la Radio.

Altrettanto c'è stato nell'alpinismo, in cui iniziato più tardi, nel 1976, andai girando prima in Italia, poi in Europa, poi anche oltre Oceano, scalando, legato al 90% a quella che fu compagna anche di vita per tantissimo tempo, visitando luoghi e vivendo situazioni le più diverse, anche alle volte….”particolari e impegnative”, ma da cui uscii sempre bene e INSIEME.

Probabilmente diverse volte, specie nel periodo fra i 25 ed i 40 fui impositivo e “ridondante”, alle volte risultando eccessivo e forse troppo, ma sempre ricordavo che avevano accanto una persona che non necessariamente (a parte l'alpinismo) condivideva esattamente la mia medesima Passione.
Si trovò sempre un equilibrio, alle volte faticoso, ma sempre dettato da un rispetto di base e dal ricordo, appunto, che esisteva un altra Persona.

Mentre avveniva ciò osservavo attorno ed ascoltavo.
Amici che la ragazza non la portavano con loro perché “rompeva”, mariti che se mi invitavano a cena mi relegavano da parte a parlare solo con loro e solo di Radio “lasciando le donne tra loro a parlare di cose di donne”, altri che in montagna la moglie non la portavano neppure a vedere il panorama perché volevano sentirsi liberi, e così via.


Dopo questo excursus di anni di vita, ora mi trovo in una stagione di vita in cui alle volte “tiro la rete a riva” e vedo cosa pesco, ed osservo accanto a me altri fare lo stesso, poi la rigetto nel mare e aspetto, e...penso e mi faccio domande.


Perché?


Perché badando ad un certo senso della misura, non si riesce a condividere certe cose che fanno parte di noi stessi, che sono così importanti da assorbire pensieri e certe volte i nostri sogni? Perché vogliamo custodire questi piccoli lati di noi per proteggerli da un inquinamento?
Forse perché accanto abbiamo delle deficienti che non sanno parlare che di idiozie e quindi inquinerebbero di fatto tutto?
Forse perché sono loro che rifiutano questo nostro essere? Forse perché questo nostro essere è troppo invadente e loro non lo sopportano o comunque gli risulta invasivo?
O forse perché normalmente si usa così, o va sempre a finire così, prima o poi nella vita ?

La mia sensazione è che spesso questa ultima frase rispecchia una realtà dei fatti ineluttabile ma reale.
Allora mi viene spontanea una domanda: ma allora che si sta a fare insieme, solo per...figli, convenienza, soldi, comodo, pigrizia, abitudine, inerzia o... peggio ?
Di sicuro ci sono mille risposte molto valide e vere, ma quello che non sopporto e mai accetterò sono quei luoghi comuni, in cui alle cene, ad esempio, le mogli parlano male dei mariti e i mariti parlano male delle mogli, però davanti a tutti, mascherando questo modo di fare con battute e denominadolo umorismo, che per me è del c…o.
Si usa fare così spessissimo, lo vedo e sento fare da sempre e pare sia la norma, ma non per me!

Ovvio che non è detto si debba per forza condividere tutto, ogni istante, ogni pensiero. Ovvio che non mi importa della maglia di mia moglie o dei suoi programmi TV preferiti, ma li rispetto, perché rispetto lei, anche se a me non interessano: io voglio bene a lei! Ovvio che non mi interessa di stare a sentire i discorsi che lei fa dalla parrucchiera, ma so che le serve anche quello, che lei ne ha necessità e le voglio bene e diverse volte sono con lei anche dalla parrucchiera, anche se alla fine non mi riguarda, ma ci si vuole bene, è così!
E allora come mai accade che in una giornata in cui ci si voglia vedere tra amici OM, di varie parti di Italia, una giornata che potrebbe essere una bella giornata in cui 2 ore di macchina si trascorrono insieme con lei e poi magari altre tre si trascorrono parlando con gli amici, ma poi si torna insieme, dialogando con la XYL, come mai su 8 partecipanti di 8 famiglie diverse, solo io apparentemente mi senta spiazzato dal fatto di essere l'unico a volere stare anche con la XYL, pur se vado a dialogare e giocare con gli amichetti della Radio?

Mi si dirà che è coincidenza, che sono io particolare e che vedo male le cose o che fraintendo, che non è così.
Uhm, non credo che sia così. Tuttavia io osservo i fatti ed ascolto i discorsi e questo appare, man mano che “collego i punti del foglio” come su quei disegni particolari della Settimana Enigmistica.
Non ho risposte e non ne cerco, alla fine, e sto bene così. Ma certo c'è qualcosa di strano in Danimarca e di anomalo (per non dire di peggio) in tante esistenze che invece sono la cosiddetta “normalità”.
Pazienza, io cerco di starne fuori, almeno provo con tutte le mie forze.


Per concludere prendo in prestito una frase di Henning Mankel, l'autore dei libri sul Commissario Wallander: “Se per questo motivo qualcuno dovesse considerarmi un arrogante, che lo faccia pure!
Mi spiace per lui.


sabato 8 luglio 2017

Si (auto)costruisce per...


Ne parlavo ieri con un caro amico, compagno di sogni e progetti e di piani tecnici vari, sempre riguardanti la nostra Passione/Ossessione: la Radio.

Si costruisce per tanti motivi, non sto qui a elencarli, non mi interessa affatto, ma una cosa mi colpiva davanti alla realizzazione di un nostro altro amico, anche lui dedito al "faccio da me, con le mie mani": a me non emoziona molto la realizzazione super professional, anche se la ammiro comunque e la rispetto, ma...alle volte sembra come se si costruisca per fare, per sentirsi un po' bravini, ma poi, la cosa si metta là: "l'ho fatta, mi sento soddisfatto e basta così", ora passo oltre.

Avevo, ho avuto UN Maestro: I0BLA, ne ho scritto, ora è SK, ma certe cose me le ha lasciate e vivono in me, e lui quindi continua la sua strada, anche se io non sono manco degno di sognare di imitarne la maniera, ma...qualcosa ho imparato da lui. Lui faceva, costruiva anche cose nuove, che so, provava il PLL (parliamo degli anni 70/80) per imparare e capire le problematiche e risolverle, e crescere, con la sua sete di sapere e capire. Faceva, pochi sapevano, e poi usava, ovvero metteva là a disposizione di quando avrebbe usato quella determinata apparecchiatura, ma aveva un motivo, un senso. 
Non era tanto per giocare.

E' vero che anche il "gioco" ha senso, il gioco tecnico, ma non mi piace, non lo sento nella mia anima di OM, di Radio-Amatore, di sperimentatore, di esploratore. NO!
Il gioco è il percorso, il divertimento sta anche nello studiare per fare, nel progettare e calcolare, e anche nell'usare per comunicare a distanza (quanta essa sia non importa), ecco nell'USARE!

Molti fanno per mostrare, per mettere là in mostra ed esporre quando viene a casa un amico e di-mostrare a lui (ma poi in fin dei conti a se stessi) quanto si è stati bravi, quanto si è abili. Un po' come quelli che collezionano apparati e ne hanno a bizzeffe e manco li accendono ovvero lo fanno per non mandarli in malora, ma non li godono mai.

Questo non mi piace, non mi appassiona.

Per me la Radio, la radio che faccio io, e che forse non è proprio perfetta, forse non è proprio bella come la commerciale (ma lo shack di PA3GSV dimostra il contrario!), mi serve per comunicare e per vedere cosa fa, cosa riesco a fare con....fin dove si ariva con....ma certo non mi sento più bravo di...o che ce l'ho più lungo se....
E' qualcosa di intimo, di strano ed indescrivibile, ma che sento e capisco, è vivo e arde da...molto molto tempo, da oltre 40 anni e continua ad ardere, sotto sotto, come brace ben accesa, ma silenziosa.

E allora bello ammirare quel che altri fanno, ma mi interessano le idee, le motivazioni di scelte tecniche, poi se uno è bravo a fare la parte meccanica come Jan PA3GSV, ben venga e bel risultato, se uno è un po' arruffone come me...pazienza, ma la soddisfazionoe di fare QSO con quell'oggetto rimane unica, individuale, perticolare.

La Radio non è accumulare altre radio, metterle là per sentirsi forti. Come l'arte non è riempirsi casa di quadri o statue e mostrarle, finanche a se stessi. La letteratura non è avere una biblioteca personale ricca, no!
No, si tratta di FARE, magari male, ma FARE per FARE...QSO!

Questo per me. :)